Da dove proviene la spigola che amiamo concederci il venerdì sera? Nel 50 per cento dei casi da un allevamento.
Secondo l’ultimo rapporto della Fao “Lo Stato Mondiale della Pesca e dell’Acquacoltura” presentato ieri in apertura della 28° riunione della Commissione Pesca e Acquacultura della Fao (Cofi) l’acquacoltura produce la metà del pesce che finisce sulle nostre tavole, mentre nel 2002 era meno di un terzo. A fianco di questi dati, il rapporto denuncia che la pesca in mare è oltre la sua resa massima e che continua a crescere inesorabilente il sovrasfruttamento delle risorse ittiche.
Rimane ancora un mistero se l’incremento dell’acquacoltura possa avere un effetto diretto sull’eccessivo sfruttamento delle catture in mare aperto. Certo è che per allevare i pesci, spesso si ricorre a mangimi ricavati dalla cattura in mare aperto di pesci di piccola taglia come le sardine, una delle specie più cacciate, come denuncia un rapporto parallelo redatto da Oceana. Inoltre, la forte competizione tra le industrie della pesca sta provocando un enorme spreco di energia: troppi pescherecci in mare si traducono in pochi pesci pescati per ogni litro di benzina consumato. Inoltre vengono acquistate sempre più spesso imbarcazioni più potenti, ma più inquinanti e con motori meno efficienti.