La scorsa settimana, i livelli di anidride carbonica registrati presso la stazione di ricerca Zeppelin di Svalbard, nella Norvegia settentrionale, hanno toccato il valore record di 397 parti per milioni (ppm), con un aumento di 2,5 ppm rispetto a un anno fa.
Questi dati sono superiori alle medie globali e, come sottolineato da Johan Strom, professore di fisica atmosferica al Norwegian Polar Institute, si tratta di valori più elevati degli ultimi 50 anni, fuori della norma anche per la zona polare. Ma il vero problema, secondo il ricercatore, non è tanto il valore assoluto della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera, a cui il pianeta è in grado di adattarsi, quanto la rapidità con cui questi cambiamenti stanno procedendo. Da circa 20 anni a questa parte, infatti, si è assistito ad una netta accelerazione dei tassi di crescita di questo composto, che attualmente sono di 2-3 ppm all’anno.
La scorsa settimana la statunitense National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ha pubblicato i dati preliminari per il suo indice annuale dei gas serra, che include le misurazioni di 60 diversi siti. Tenendo presente che la concentrazione media di anidride carbonica in epoca preindustriale era di circa 280 ppm, le misurazioni del 2008 hanno fornito un valore medio pari a 386 parti per milione. È comunque normale che nell’area del circolo polare artico i valori siano un po’ più alti della madia, questo è dovuto al fatto che nell’emisfero settentrionale si concentrano maggiormente le masse continentali e le attività umane.
FZ