Fred Pearce: le energie verdi e gli ambientalisti divisi

Scritto il 09-06-09 nella categoria Comunicazione, Energia, Modus

«Da una parte ci sono gli “sviluppisti sostenibili” per i quali la natura è una risorsa da gestire. Dall’altra parte ci sono i “conservazionisti” che considerano la natura sacrosanta e per i quali ogni danno da parte del genere umano agli ecosistemi naturali è una sconfitta».

Con queste parole Fred Pearce, una delle maggiori firme del giornalismo scientifico europeo, conclude il suo intervento pubblicato sul numero di giugno di Modus Vivendi. Al centro della discussione l’eterno conflitto tra verdi radicali e verdi moderati con l’irrimediabile tensione dell’intero movimento verso conflitti e scismi interni.

Il dibattito prende le mosse dalle questioni di politica energetica: di fronte alle sfide messe in campo dalla green economy, infatti, molti di quelli che fino a pochi anni fa si dichiaravano strenui sostenitori della riconversione tecnologica oggi oppongo veti e bocciature in nome della tutela del paesaggio o della fauna. È ciò che accade per i parchi eolici, per le turbine marine e, in alcuni casi, anche per gli impianti fotovoltaici di grandi dimensioni.

Forse questi ambientalisti «devono ancora imparare che anche l’energia verde ha un costo?». Già, perché, per quanto a cuore si possa avere la natura, è inimmaginabile pensare a un’energia che si sprigioni dal nulla: anche le fonti rinnovabili chiedono il loro tributo di materie prime, di consumi e di impatti ambientali.

A innescare questo tipo di polemica in Inghilterra è il progetto di sbarramento del fiume Severn finalizzato alla costruzione di una grande centrale idroelettrica da 8,6 gigawatt che, sfruttando l’energia delle maree, coprirebbe il cinque per cento del fabbisogno di elettricità del Regno Unito. Ma la realizzazione dell’opera ha presto incontrato il “no” della Royal Society for the protection of birds che ha ribadito l’importanza di una zona umida che in inverno ospita circa 70.000 uccelli di diverse specie.

Storie che si ripetono: la realizzazione di grosse infrastrutture continua dividere l’opinione ecologista. «Gli ambientalisti alla fine si troveranno inevitabilmente sulle barricate a difendere il mondo naturale da altri ambientalisti intenti a generare energia pulita». Il dibattito, ovviamente, è tutt’altro che chiuso.

ME

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