L’uomo preistorico di 35.000 anni fa suonava il flauto. L’argomento è stato in prima pagina nella scorsa settimana sulla rivista scientifica Nature. Nel corso dell’estate 2008, gli scavi archeologici dei siti di Hohle Fels e di Vogelherd, in Germania, hanno permesso di portare alla luce un flauto di osso quasi intatto e parecchi frammenti isolati appartenenti a tre flauti d’avorio.
La più importante di queste scoperte, il flauto quasi intatto che è stato ritrovato alla base dei depositi aurignaziani nella grotta di Hohle Fels nella vallata dell’Ach, a circa 20 chilometri ad ovest della città di Ulm. Esso è composto di dodici frammenti poco distanti l’uno dall’altro.
Lo strumento paleolitico è lungo 21,8 centimentri, presenta cinque fori per le dita ed è stato ricavato dall’omero di un grifone (Gyps fulvus). Per l’équipe del professor Nicholas Conard, dell’Università di Tubinga, questo è lo strumento musicale meglio conservato finora ritrovato.
«Queste scoperte - aggiungono i ricercatori - dimostrano che la musica aveva un ruolo importante nella vita degli Aurignaziani delle vallate a sud-ovest della Germania La maggior parte di questi flauti provengono da contesti archeologici composti da abbondanti resti organici e litici, di fauna cacciata e ossi bruciati. Questa diversità suggerisce che gli occupanti di questi siti suonavano strumenti musicali in contesti sociali e culturali vari».
«Dunque - concludono - i flauti di Hohle Fels, di Vogelherd, come quelli precedentemente scoperti nella grotta di Geissenklösterle (30.000 anni) attestano una tradizione musicale durante l’Aurignaziano, all’epoca dei primi insediamenti dell’uomo moderno nella regione del Danubio settentrionale».
ME