In Australia nessuna delle piante coltivate è originaria del paese, mentre negli Usa c’è una sola pianta coltivata originaria, il girasole. Non solo, ma in tutti i paesi del mondo l’agricoltura fa uso di risorse genetiche originarie di altre zone, un fenomeno che ha fatto aumentare la resa agricola.
E’ quanto è emerso durante il convegno internazionale sulle “Risorse genetiche vegetali per l’agricoltura e l’alimentazione”, che si è tenuto a Roma all’Accademia dei Lincei e organizzato nell’ambito del Consiglio scientifico delle Accademie europee delle Scienze (Easac) in preparazione del 2010, dichiarato “Anno internazionale della biodiversità”.
In Europa l’interdipendenza delle coltivazioni oscilla tra il 90 e il 99 per cento dei paesi nordici e il 50 - 70 per cento della Grecia. In Italia siamo tra il 70 e il 90 per cento.
L’uso di risorse genetiche vegetali è stato utilissimo per superare molte malattie delle piante e per difenderle da insetti o parassiti senza dover ricorrere a medicine o pesticidi, con vantaggi notevoli per l’ambiente.
Durante il convegno sono state esplorate, tra l’altro, le possibilità di ottenere conoscenze su aspetti fondamentali come quantità e distribuzione della diversità, le identificazioni di caratteri che assicurano l’adattamento, la selezione naturale, le relazioni con i parassiti e gli agenti patogeni, la tolleranza ai cambiamenti climatici. Si tratta di conoscenze che dovrebbero consentire di comprendere le forze naturali che modellano e mantengono la vita, e che forniscono indicazioni per costituire varietà più sostenibili ed una più appropriata gestione degli ambienti coltivati e naturali.
E’ anche emerso che la maggior parte delle nazioni europee ha un buon sistema di conservazione in campo ed in impianti ad hoc delle colture erbacee, arboree e forestali e delle specie selvatiche affini. Attualmente sono in conservazione nell’Unione europea oltre due milioni di campioni.
Il convegno, ha anche affrontato gli aspetti legali introdotti dal Trattato internazionale per le risorse genetiche vegetali, in vigore dal 2004, e ha approfondito le opportunità per la valorizzazione di questa parte della biodiversità offerte dallo sviluppo della ricerca.