L’automobile ha accorciato le distanze, ha avvicinato la campagna alla città, ha portato le insormontabili distanze del passato in un futuro fatto di libertà di spostamento. Più di ogni altro mezzo, treno o aereo, la macchina è il simbolo di una nuova dimensione della vita quotidiana.
E gli italiani, forse più di ogni altro popolo, hanno saputo
approfittarne fino a divenirne schiavi, come in quei romanzi di fantascienza dove i robot dominano sugli uomini lasciando loro credere di avere ancora il controllo.
Come definire altrimenti i risultati degli studi di Angela Cattaneo presentanti nel libro Prigionieri del traffico. Mobilità e sicurezza ambientale? Sulla base di interviste fatte nella città di Roma viene fuori un quadro preoccupante della dipendenza da questo mezzo, soprattutto da parte delle generazioni più giovani. Chi ha superato i sessanta ricorda ancora una città fatta di tram e filobus, di treni locali e biciclette e non ha difficoltà a concepire una mobilità che noi oggi definiamo “sostenibile”.
I più giovani, invece, sono completamente prigionieri di una impostazione “auto-centrica”, sensibili, fra i tanti problemi possibili, solo alla “penuria di parcheggi”.
Fra le tante indagini sociologiche e le analisi ambientaliste su come spostare i cittadini dal traffico pubblico a quello privato, questo libro apre uno squarcio sulle nostre coscienze e sulla nostra cultura dal quale è inevitabile ripartire per poter proporre, con successo, un nuovo modello non solo di mobilità.
Prigionieri del traffico. Mobilità e sicurezza ambientale
di Angela Cattaneo
Franco Angeli, pp. 96, 13 euro