Il foro dell’Apec (Asia-Pacific econoluc cooperation) sulla cooperazione economica Asia-Pacifico si è concluso senza un accordo sui cambiamenti climatici. I 19 leader mondiali riuniti per due giorni a Singapore non si sono impegnati a ridurre le emissioni di CO2 entro il 2050. Si sono detti però favorevoli a trovare una nuova strategia per la crescita economica.
All’incontro era presente anche il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama che insieme ad altri rappresentati dei Paesi dell’Apec tra cui la Cina, considera poco realista raggiungere un accordo definitivo sul riscaldamento climatico a dicembre a Copenhagen. I capi dell’Apec sono favorevoli invece ad appoggiare una soluzione in due tempi, così come è stato proposto dal leader danese Lars Lokke Rasmussen, volato in Asia ieri notte per assistere ai lavori.
Cina e Stati Uniti, i due paesi che a livello mondiale inquinano di più, pensano che non sarà possibile raggiungere un’intesa internazionale legalmente vincolante sui tagli delle emissioni, e che il summit di Copenhagen possa rappresentare solo un passo in avanti per un accordo politico. Quest’ultimo consentirebbe a ciascun paese partecipante di esprimere la propria volontà sulla mitigazione del riscaldamento globale, senza però stabilire delle cifre precise sulla riduzione della presenza di gas inquinanti.
Il vertice di dicembre, invece, dovrebbe servire ad assicurare un nuovo protocollo di Kyoto, che scade nel 2012, nuovi obiettivi da raggiungere e fondi da destinare ai paesi in via di sviluppo, ma gli ostacoli adesso diventano molteplici. E già iniziano le critiche da parte delle organizzazioni ambientaliste a partire proprio dal Wwf che sostiene che l’Apec ha perso una grande opportunità di fissare un accordo giusto ambizioso e soprattutto vincolante per salvare il pianeta.
AG