2050: l’economia mondiale va sott’acqua

Scritto il 24-11-09 nella categoria Clima, Economia

Un aumento del livello del mare di mezzo metro potrebbe produrre da qui al 2050 una perdita economica dieci volte superiore a quella causata dall’attuale crisi finanziaria.

Attraverso questo metro di paragone il Wwf francese ha voluto presentare alla stampa gli esiti di una ricerca condotta in collaborazione con la compagnia assicurativa Allianz dal titolo “Major Tipping Points in the Earth’s Climate System and Consequences for the Insurance Sector“.

Secondo il rapporto l’ammontare dei danni che potrebbero essere procurati da inondazioni, uragani o da altri fenomeni distruttivi legati al cambiamento climatico raggiunge il valore di 28 miliardi di dollari (quasi 19 miliardi di euro). Sarebbe, dunque, per il mercato internazionale una catastrofe 10 volte peggiore di quella attuale.

Nel calcolo del danno hanno pesato in particolar modo i valori economico-produttivi delle città costiere d’Asia e d’America. Nel primo caso le megalopoli costiere dell’India o del Bangladesh non avrebbero, in caso di inondazioni, grandi strumenti per mettere in salvo i loro abitanti e l’altissima densità di popolazione renderebbe difficile qualsiasi tipo di operazione. In questo senso il rapporto presenta una classifica delle città asiatiche più vulnerabili che vede ai primi tre posti, in ordine, Dhaka, Manila e Jakarta.

Ma a preoccupare è anche la situazione degli Stati Uniti. “Su una città come New York - si legge nel rapporto – un innalzamento del livello del mare di 0,65 metri potrebbe avere effetti ben più devastanti di quelli causati dall’11 settembre”. E come la Grande Mela anche Baltimora, Boston , Philadelphia e Providence potrebbero subire enormi perdite (per queste ultime quattro si calcola un danno economico complessivo compreso tra i 1.300 e i 7.400 miliardi di dollari).

Vero è che al momento la crisi finanziaria è la prima delle preoccupazioni per il Presidente Obama, e non è difficile capire come, prima che sulla questione climatica, gli interventi prioritari debbano essere adottati a favore di chi ha perso casa e lavoro.

Eppure le misure preventive diventano ogni giorno più necessarie. Come spiega Nicholas Stern, economista e direttore del Grantham Institute for Climate Change and the Environment, i costi economici della crisi climatica potrebbero determinare una riduzione del 20 per cento del Pil mondiale, ma se i governi si adopereranno a scongiurare il peggio questo rischio potrebbe essere ridotto all’un per cento.

ME

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