I maialini più sporchi sono anche i più sani: questi, a differenza dei colleghi più puliti, ospitano infatti dei batteri “amici” che li aiutano a sviluppare un sistema immunitario più efficiente con l’avanzare dell’età.
Lo dimostra uno studio pubblicato su BMC Biology1 che mette in evidenza per la prima volta il link
diretto fra vivere nello sporco, difese immunitarie ed espressione genica. E che evidenzia anche come la manipolazione dei batteri intestinali nelle prime fasi della vita possa ridurre il rischio di contrarre allergie e altre malattie autoimmuni.
I ricercatori hanno preso in esame 45 porcellini: metà provenienti da ambienti chiusi e i restanti che scorrazzavano all’aria aperta. Hanno così scoperto che il 90 per cento dei batteri nell’intestino dei maialini che vivevano all’aria aperta appartenevano al gruppo dei Firmicutes. Molti di essi appartenevano ai lactobacillaceae, una famiglia nota per la sua capacità di limitare i patogeni come Escherichia coli e Salmonella. Al contrario, i Firmicutes nei maialini “casalinghi” erano poco più del 50 per cento, con una proporzione ancora minore di lattobacilli.
Secondo Denise Kelly, immunologa all’università di Aberdeen (Regno Unito) e autrice dello studio, le somiglianze fra i microrganismi negli intestini degli umani e dei suini e fra le dimensioni degli organi, rendono i maiali degli ottimi modelli da studiare. Il prossimo passo sarà identificare i microrganismi specifici associati ad un buon stato di salute negli uomini.