I transatlantici possono essere un valido aiuto per seguire le tracce di una delle variabili climatiche più sfuggenti: la CO2 assorbita dagli oceani.
Tramite i dati raccolti dalle navi commerciali, Andrew Watson, scienziato esperto nel ciclo del carbonio all’University of East Anglia (Gran Bretagna) assieme al suo gruppo di ricerca è infatti riuscito a tracciare una mappa dell’anidride carbonica assorbita dall’Oceano Atlantico.
Gli scienziati hanno dotato quattro transatlantici e una nave da crociera con dei particolari sensori chimici in grado di misurare l’abbondanza di CO2 nelle acque superficiali e nell’aria immediatamente sovrastante. E hanno scoperto che questa subisce delle enormi variazioni da una posizione geografica all’altra e nel corso degli anni.
Soltanto la metà delle emissioni di CO2 di origine antropica rimane nell’atmosfera, ma è una quantità sufficiente per aumentare drammticamente l’effetto serra. Il resto viene assorbito in quantità uguali dalle piante e dagli oceani. Senza l’aiuto di questi due grandi “magazzini” naturali la concentrazione della CO2 atmosferica sarebbe il doppio di quella attuale. Ma man mano che gli oceani diventano saturi di questo gas, la loro funzione di magazzino viene meno. “Ed è questa la fonte di incertezza che sta attorno a questa questione” precisa Watson.
Disegnare con più precisione le fluttuazioni nell’assorbimento di CO2 da parte degli oceani aiuterebbe a capire meglio come sta cambiando il clima e a che ritmo gli oceani si stanno acidificando.
La ricerca, pubblicato su Science, è stato finanziato dall’Unione europea e fa parte del CarboOcean project, uno studio volto a descrivere e prevedere gli assorbimenti e le emissioni di carbonio negli oceani con particolare riferimento all’Atlantico e agli oceani meridionali.