Tagli all’editoria: chiude la libertà di stampa

Scritto il 10-12-09 nella categoria Media, Modus, Politica, Varie

Si riducono gli spazi di democrazia. Se la legge Finanziaria sarà approvata così come è adesso - e Fini, Tremonti e Gasparri lo hanno confermato ieri - sarà la fine di tantissimi giornali di opinione no-profit. Giornali come Modus, come La nuova ecologia, come Carta, come Noi Donne, come Il Salvagente, come Left, come Aprile, come il Manifesto, come il Corriere di Firenze, come Il Foglio, come il Roma, come la Discussione, come Italia Oggi, come il Corriere di Como, come La Padania, come l’Unità, come il Secolo d’Italia, come Terra, come Avvenire e tante testate più piccole, di sinistra, di destra, cattoliche, laiche, ecc. ecc. saranno costrette a chiudere.
Quelle testate contro cui anche Beppe Grillo tuonò. Contro le quali tanta buona gente troppe volte però mal informata ha spesso espresso biasimo ritenendo che lo Stato non debba finanziare una stampa pluralista e, di fatto no-profit, ma debba essere il solo Mercato a regolarne le dinamiche.
Già perché i soldi che noi prendiamo come contributi dal Dipartimento dell’editoria coprono una parte, importante, dei nostri costi perché noi non abbiamo la pubblicità che i grandi gruppi raccolgono, ne possiamo permetterci gli stessi spazi di distribuzione. Repubblica-L’espresso, il Sole 24Ore, Mondadori, ecc. pure prendono contributi di Stato ma non si sa. Anzi, spesso hanno fatto battaglie di “moralità” contro i piccoli. I nostri si chiamano “contributi diretti” e vuol dire che li riceviamo in forma palese sotto forma di denaro vero e proprio. I loro sono “contributi indiretti”, cioè erogati tramite defiscalizzazioni, crediti d’impresa o, più spesso, agevolazioni come quelle postali.
Molti sono scesi in piazza per la libertà di stampa per chiedere che Santoro e altri rimanessero al loro posto. Giustamente. Giustamente, chiediamoci, se non sia anche ora di scendere in piazza perché lo Stato (e quindi il Governo) continui a garantire questi piccoli spazi di pluralismo? Di libertà di stampa?
Certo, se gli italiani leggessero e investissero in informazione - come fanno gli altri cittadini europei - forse la situazione sarebbe meno tragica. Certo, se i grandi editori non facessero cartello, persino per quanto riguarda la distribuzione nelle edicole, la situazione del mercato per i piccoli editori e i piccoli giornali sarebbe più favorevole.
Ma certo, in questa situazione, tagliare i soldi alla libertà di stampa e lasciare che questo accada è la cosa peggiore. Non si tratta di difendere la resistenza di noi piccoli editori, ma del diritto di voi lettori di godere di questo servizio pubblico che in tanti, piccoli e piccolissimi, svolgiamo da anni.
Se il I gennaio dovremo chiudere tutti, almeno facciamo che sia una notizia da prima pagina.

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