Scandalo dell’olio di palma, Nestlé promette acquisti sostenibili

Scritto il 19-05-10 nella categoria Agricoltura, Biodiversità, Conservazione, Consumi

La Nestlé ha dichiarato che per produrre le sue barrette di cioccolato userà un olio di palma più amico dell’ambiente. La decisione è arrivata dopo la campagna di protesta on line lanciata da Greenpeace due mesi fa che, nonostante la censura, ha fatto il giro del mondo in Internet, trovando validi alleati nei social network Facebook e YouTube. Il colosso svizzero, la più grande azienda mondiale del settore alimentare che produce e distribuisce una grandissima varietà di prodotti, dal latte per neonati all’acqua minerale, dai surgelati al caffè, ha detto che inviterà una Ong a controllare la sua catena di approvvigionamento dell’olio vegetale e ha promesso di annullare i contratti con le imprese che per ricavarlo abbattono le foreste pluviali.

Le foreste tropicali dell’Indonesia e della Malesia vengono quotidianamente abbattute per far posto alle piantagioni di olio di palma, lo stesso usato per prodotti come KitKat e Quality Street e da altre multinazionali come Unilever. In questo modo le tribù locali vengono private delle loro terre, si aumentano le emissioni responsabili dei cambiamenti climatici e si minaccia la sopravvivenza di molte specie come la tigre di Sumatra, il leopardo nebuloso, l’orango, un parente stretto dell’uomo, che vive solo sulle isole pesantemente disboscata del Borneo e Sumatra.

Il video-spot di Greenpeace “Have a break?” che prende di mira il KitKat, mostra un impiegato che si prende, appunto, una pausa mangiando una barretta di cioccolato della Nestlé prodotta con olio di palma. Con il primo morso, però, addenta il dito di un orango che gronda sangue sulla tastiera del computer. Nonostante il video sia stato temporaneamente ritirato dopo una minaccia legale e nonostante le rassicurazioni della Nestlé, la campagna denigratoria è stata pressante fino a quando, lunedì, la multinazionale non si è impegnata a identificare e a escludere dalla sua filiera quei fornitori che sono proprietari o gestiscono “piantagioni ad alto rischio o legati alla deforestazione”.
Questi gli obiettivi: il 18 per cento degli approvvigionamenti di olio di palma da fonti sostenibili entro quest’anno e il 50 per cento entro la fine del 2011. Nell’elenco degli esclusi finiranno aziende come Sinar Mas, il più noto produttore di olio di palma e carta dell’Indonesia, e imprese di commercializzazione dell’olio vegetale come Cargill, che continua a comprare da Sinar Mas.

PP

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